Sul Petit Dru dopo 6 giorni in solitaria, Walter Bonatti diventa grande

Bonatti il 22 agosto 1955, dopo i fatti del K2 e dopo mille prove in parete, riesce in un'impresa che segna l'alpinismo

22 agosto 1955 è un giorno importante per l’alpinismo. È il giorno in cui un tal Walter Bonatti è in vetta al Petit Dru, nel gruppo del Bianco. Sul pilastro sud-ovest.
Un’impresa che ha alzato l’asticella dell’alpinismo. Un’impresa che fece grande Bonatti…

Che impresa!

Bonatti, a metà agosto, dopo due tentativi frustrati dal cattivo tempo, in sei giorni scala in solitaria il pilastro sud-ovest del Petit Dru. Resta in parete ben 6 giorni. Come detto, è da tutti considerata un’impresa che segna una tappa indimenticabile nella storia dell’alpinismo.

Dopo cinque giorni di arrampicata su verticalità assolute e con punti di ancoraggio aleatori, Bonatti si trova di fronte a una parete insormontabile. Non c’è possibilità di traversare a destra o a sinistra in quanto la roccia è troppo liscia e non è possibile nemmeno ritirarsi in doppia, a causa delle caratteristiche della parete appena superata.

Poi dirà che in quei momenti pensò anche di lasciarsi andare…

 

Ma Bonatti collega tutti i cordini e il materiale da roccia che ancora gli resta a formare un grappino da lanciare alla fine di un lunghissimo pendolo. Lo tenta almeno una decina di volte e alla fine riesce a uscire dalla situazione di stallo e a raggiungere la vetta.

 

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I primi tentativi

Ci aveva già provato, alcuni anni prima. Con Carlo Mauri. Ma dovette arrendersi, soprattutto a causa del meteo. Torna nel 1955, a luglio. È con Mauri, Oggioni e Aiazzi. Si deve arrendere nuovamente, sempre a causa del meteo e un piccolo incidente ad Oggioni. Ma Bonatti non chiuse il discorso Petit Dru, il mese dopo era di nuovo lì. Stavolta da solo. È una sfida con se stesso, soprattutto dopo i fatti del K2.

Nella mia mente non esiste altro pensiero che quello di scalare il Dru da solo.

da Le mie montagne

Da solo, mille prove

In questo solitario tentativo porta con sé un arsenale, un bel carico di materiale. 80 chiodi, 2 martelli, 1 piccozza, 15 moschettoni, 3 staffe, 2 corde da 40 metri e 6 cunei di legno. Oltre ai viveri. Un bel po’ di chili appresso!

Lo aspettano mille prove. Sei giorni in parete, cinque notti. Un ancoraggio fortuito ed eroico, come scritto prima. Ferite che si procura alle mani nell’intento di piantare i chiodi, una borraccia di alcol che danneggia buona parte del cibo.

Poi la vetta. E Bonatti dimostra a tutti, oltre che a se stesso, di che pasta è fatta. È il pomeriggio del 22 agosto. Ore 16:37. Da allora quel pilastro viene chiamato Pilastro Bonatti.

Poi, purtroppo, crollato nel novembre 2005.

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