Urubko, Moro e i polacchi: una telenovela che fa male all’alpinismo

Interviste nelle ultime ore mettono a nudo rapporti difficili, forse con un motivo di fondo

Sta prendendo i contorni di una telenovela, di accuse, difese e contrattacchi, dietro-front e quant’altro. Le parole di Denis Urubko, dopo il tentarivo di vetta al Broad Peak hanno fatto un bel po’ di rumore, hanno creato quasi un putiferio nel mondo alpinistico. Urubko in quelle stesse ore rendeva noto la sua decisione (poi rimangiata in parte) di dire addio all’alpinismo estremo. Urubko in quelle ore aveva detto basta: si era aperto alle passeggiate, all’arrampicata, ma poi in una intervista rilasciata a noi di Mount Live (LEGGI QUI) riapriva al K2 (dipende dalle condizioni, dalle strategie, ecc).

I polacchi, comunque, non l’hanno presa bene. Le sue parole non sono piaciute per niente. In primis a Wielicki. Urubko ha tuonato sull’efficiacia dell’alpinismo polacco odierno. Ad eccezione di qualcuno. Parole riferite anche in base all’ultima esperienza (e polemiche) sul K2. Ora dice che le sue parole sono state fraintrese o meglio che i media si sono presi qualche leggerezza.

L’INTERVISTA DI SIMONE MORO

Urubko ha anche parlato di freni e di zavorre nella sua vita alpinistica. E nel calderone ci ha messo anche Simone Moro (oltre che al suo ultimo compagno di spedizione, Don Bowie) e prioprio l’alpinista bergamasco, dalle colonne di un portale polacco, ha risposto pochi giorni fa a Urubko. Senza peli sulla lingua. Dice che Urubko farebbe bene a stare zitto, a essere grato. Tempo 24 ore e Urubko rilascia un’altra intervista, sempre ai media polacchi. Da un lato riferisce, come detto poc’anzi, di essere stato frainteso e chiede scusa al mondo alpinistico polacco, dall’altro su Moro ha qualcosa da ridire e fa riferimento ad episodi passati, riferendosi al Makalu.

L’INTERVISTA DI DENIS URUBKO

Basta. Ci fermiamo qui. Non ci interessa andare oltre: chi ha ragione, chi ha torto; anzi ci piacerebbe, e lo diciamo con la massima umiltà e sincerità, che i diretti interessati si rifacessero a cultura ed etica della montagna. Ma la montagna insegna: è stata motore di esempio ma anche di discordie infinite, e queste ultime non ne vorremmo più, ne vorremmo il meno possibile e non mosse dai nomi di punta dell’alpinismo odierno.

LE PRIME DICHIARAZIONI DI URUBKO

Moro apre al K2, ma dice senza Urubko. Urubko apre al K2 ma a determinate condizioni. A noi quel che pare di capire è che tutti i dissapori possano assopirsi sino a un certo punto, perché è facile darsi una pacca sulle spalle ma quando si parla di record, di quelli invernali (e quindi, grattando grattando, di concezione dell’inverno alpinistico: ricordiamo che per Urubko l’inverno inizia il 1° dicembre e termina a fine febbraio e secondo tale calendario diverse cose andrebbero riviste; vedi Shisha Pangma, Broad Peak…) le cose travalicano i rapporti ed entrano nel campo della storia dell’alpinismo. E la cosa si fa seria…

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